12 dicembre 2009

Monnezza


Becchini, puttane, pensionati mezzo avvelenati.
Giudici brunettiani (sorry!), ladri, assassini, tipi strani.
Matti e papponi, donnacce princese, impiccati e drogati.
Anime salve, figli vittime di questo mondo.
Riposa in pace, Tu che davvero consegnasti alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità.

Ma ognuno in testa ha la propria. Di monnezza, dico.

“…c’è un vecchio proverbio (metto insieme vecchi proverbi mentre me ne vado in giro stracciato) secondo cui la conoscenza che non viene seguita dall’azione è peggio dell’ignoranza. Perché se tiri a indovinare e non ci prendi puoi sempre dire, merda, gli dei mi sono avversi. Ma se sai e non fai, vuol dire
che in testa hai soffitte e anticamere buie da percorrere avanti e indietro e a cui pensare. Non è mica una cosa sana, produce serate noiose, un eccesso d’alcool e seghe.”

La nostra è più così, melmosa, torbida, inestricabile. Di monnezza, dico. *
E poi…”nostra”…?! Ma “nostra”…di chi?! Chi siamo “noi”?!
Appunto. È esattamente quello che cercavo di spiegare.
Un annaspare continuo, fiato grosso, asfissia.
Cuore che batte all’impazzata, in stereofonia. Solo tu lo puoi sentire. Pensavo, speravo fossimo noi.
La citazione (fino a “seghe”, assolutamente compreso!), per gli irretiti, è Sua: H. C. Bukowski, “Taccuino di un vecchio sporcaccione”.
Uno che amava la cravatta perché gli copriva i peli del pube. Ora piango…

E poi Ettore Scola con “Brutti, sporchi e cattivi”, P. T. Anderson con “Magnolia”, Jack London con “Il Popolo degli abissi”, J. D. Salinger con “The catcher in the Rye”, John King con “La Prigione”, David Foster Wallace con “La scopa del sistema”, Marco Ferreri con “Dillinger è morto”, William Golding con “Il signore delle mosche”.
E tutti quelli che
percorsero ma che non conoscemmo, tutti quelli che percorrono ma che non conosciamo, tutti quelli che percorreranno ma che non conosceremo mai.

Ognuno regala la propria. Di monnezza, dico.
Allora?
Allora, …cospargiamocene. Co-spa-rgi-mo-ce-ne!!!
* La divisione in sillabe si fà alle elementari: che dio ce la mandi buona….
“Ce?”
…….

Il finale è tuo, Maestro:
“Anche la disperazione impone dei doveri,
e l’infelicità può essere preziosa.”
La citazione, per i curiosi…cercatevela!

Scritto per noi da Nik

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