


L’ Imperdibile maestro Celiberti fa sosta a Roma, al Sesto Senso Art Gallery con la sua mostra "Il dolore e la storia. Graffiti per la libertà: Berlino '61/'89/'09".
Giorgio Celiberti. Classe 1929. Nasce a Udine e a soli diciannove anni partecipa alla biennale di Venezia (1948) facendo conoscere le sue doti artistiche.
Durante gli anni accademici diviene molto amico di Tancredi con il quale divide non solo la camera ma anche gli studi. Ricerca di una impronta informale in opposizione all’accademismo.
Negli anni Cinquanta si trasferisce a Parigi dove ha la possibilità di incontrare maggiori artisti d’oltralpe ma due anni dopo vince una borsa di studio per Bruxelles. Luogo che contribuirà alla sua influenza per l’arte d’avanguardia.
I suoi viaggi proseguono.. con Londra, Cuba, Messico, Venezuela. Un esploratore instancabile e curioso ingordo.
“Da queste esperienze ed esplorazioni ha tratto un repertorio di segni, di immagini, di tecniche, che ha rielaborato negli anni successivi: un substrato di emozioni e di “materiali” culturali entrati a far parte dell’inconscio dell’artista e che continuano ad affiorare, in forme diverse, nella sua attività”
I suoi dipinti girerano il mondo coinvolgendo un pubblico internazionale infatti nel 1998 Celiberti espone una mostra personale alla Galleria Angel Orentsanz di New York, al Museo di St. Paul de Vence e al Museo di Zagabria.
Nel 2003 vince il Premio Sulmone.
Il periodo che diede importanza al suo stile fu il 1965. Celiberti si sentì fortemente colpito dalle testimonianze lasciate dai bambini ebrei nel campo di concentramento di Terezin.
Migliaia di innocenti che trovarono nella loro breve vita… coraggio di sperare.
Celiberti affermerà: “quello fu il momento più drammatico della mia storia di pittore, prima dipingevo nature morte, animali, interni, esterni, in un modo più o meno astratto; poi mi sono imbattuto in quei segni dei bambini, sui muri, in quelle tragiche finestre, in quei cuori rossi e bianchi, in quelle cancellature, elenchi, farfalle, piccole foto, colonne di numeri”.
Per questa ragione che Celiberti usa l’arte come mezzo di espressione di una speranza, evidenziando la crudeltà che lo stesso essere umano può avere nei confronti dei deboli.
Animo gentile, buono e … le stesse emozioni sono i colori con cui segna i muri. I suoi dipinti.. grida verso il mondo per la ricerca di qualcosa di migliore.
Con mani libere e occhi verso il cielo… ci trascina dentro un cuore caldo e palpitante.
Durante gli anni accademici diviene molto amico di Tancredi con il quale divide non solo la camera ma anche gli studi. Ricerca di una impronta informale in opposizione all’accademismo.
Negli anni Cinquanta si trasferisce a Parigi dove ha la possibilità di incontrare maggiori artisti d’oltralpe ma due anni dopo vince una borsa di studio per Bruxelles. Luogo che contribuirà alla sua influenza per l’arte d’avanguardia.
I suoi viaggi proseguono.. con Londra, Cuba, Messico, Venezuela. Un esploratore instancabile e curioso ingordo.
“Da queste esperienze ed esplorazioni ha tratto un repertorio di segni, di immagini, di tecniche, che ha rielaborato negli anni successivi: un substrato di emozioni e di “materiali” culturali entrati a far parte dell’inconscio dell’artista e che continuano ad affiorare, in forme diverse, nella sua attività”
I suoi dipinti girerano il mondo coinvolgendo un pubblico internazionale infatti nel 1998 Celiberti espone una mostra personale alla Galleria Angel Orentsanz di New York, al Museo di St. Paul de Vence e al Museo di Zagabria.
Nel 2003 vince il Premio Sulmone.
Il periodo che diede importanza al suo stile fu il 1965. Celiberti si sentì fortemente colpito dalle testimonianze lasciate dai bambini ebrei nel campo di concentramento di Terezin.
Migliaia di innocenti che trovarono nella loro breve vita… coraggio di sperare.
Celiberti affermerà: “quello fu il momento più drammatico della mia storia di pittore, prima dipingevo nature morte, animali, interni, esterni, in un modo più o meno astratto; poi mi sono imbattuto in quei segni dei bambini, sui muri, in quelle tragiche finestre, in quei cuori rossi e bianchi, in quelle cancellature, elenchi, farfalle, piccole foto, colonne di numeri”.
Per questa ragione che Celiberti usa l’arte come mezzo di espressione di una speranza, evidenziando la crudeltà che lo stesso essere umano può avere nei confronti dei deboli.
Animo gentile, buono e … le stesse emozioni sono i colori con cui segna i muri. I suoi dipinti.. grida verso il mondo per la ricerca di qualcosa di migliore.
Con mani libere e occhi verso il cielo… ci trascina dentro un cuore caldo e palpitante.
Bellissimo articolo, coglie in pieno la poetica del Maestro Celiberti!.
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