La buona notizia è che l’interesse per la letteratura e la passione per la scrittura creativa sono aumentati. La cattiva, o quantomeno controversa, è che i premi/concorsi letterari fioccano in abbondanza, e hanno dato vita ad una giungla indistinguibile di promesse più o meno attendibili. Ma cosa cerca chi partecipa ad un concorso letterario? Sicuramente non una cosa sola.
Onore e gloria. Denaro. Soddisfazione personale. Visibilità. A volte un lavoro.
Se intendete gettarvi anche voi nella selva con un prodotto inedito o meno, fate attenzione nel distinguere la specifica “vocazione” dei vari bandi in commercio, prima di perdere i sacri diritti sulla vostra creatura. Non tutti, infatti, offrono (anche se a volte promettono) tutti questi vantaggi. Al contrario.
Ora come ora sembra che ogni angolo dimenticato di mondo abbia il suo personale concorso letterario, indetto magari dalla bibliotecaria del paese e dalla nonna del sindaco. Giuria? Il lattaio, l’edicolante, lo spazzacamino e il maniscalco. La premiazione diventa una saga di paese, con annessa banda parrocchiale e grigliata mista. Beh… se non altro avreste rimediato una salsiccia. Ma non mi pare che i generi alimentari figurino nell’elenco di cui sopra, affianco a soldi e visibilità… In ogni caso abbiamo digitato per voi prima “concorsi letterari”, poi “premi letterari”, per trovare rispettivamente 209.000 e 104.000 voci. Se ve lo state chiedendo utilizzare l’una o l’altra espressione è per alcuni irrilevante, ma per amor di verità diremo che una differenza tra i due esiste: per partecipare ai primi si inviano testi inediti, mentre con i secondi si premiano opere già pubblicate.
Avete visto quante voci? E dire che i premi letterari che contano davvero in Italia sono solo cinque. Il Bagutta, il Viareggio, il Premio Strega, il Premio Bancarella e il Campiello. Ma per parteciparvi è necessario essere fregiati del marchio di una casa editrice importante. Ma se nessuno conosce il vostro libro come farete a evitare il secco rifiuto (o peggio la grassa risata) di Mondatori, Feltrinelli e compagnia? Con i concorsi letterari, no?
Ma torniamo a bomba. Di una targa i più non se ne faranno niente. Di 500 € magari sì, ecco, ma a costo che la propria opera non venga lasciata a prendere polvere in qualche magazzino, altrimenti avreste fatto bene a leggerla ai vostri nonni durante la recita di natale. Almeno avrebbe ricevuto qualche apprezzamento; e i diritti, sottoforma dei soldini per il gelato. Ma ecco che slittando tra un blog e l’altro peschiamo un commento che calza a pennello. Il nostro amico racconta di aver partecipato al concorso letterario “Racconti nella Rete” con un prodotto a suo dire scadente. Senza, quindi, grandi pretese, ha inviato il testo, e racconta così la sua esperienza: “La cosa che, però, mi ha lasciato molto perplesso è che il racconto di un altro partecipante, una delle cose oggettivamente (per quanto possibile) più belle che abbia mai letto in vita mia (e non era solo la mia opinione), non sia risultato tra i (ben) 25 vincitori (che hanno ottenuto la pubblicazione in una raccolta edita da Newton & Compton). Certamente i giudici (della cui buona fede non ho alcun motivo di dubitare) avranno applicato il proprio gusto personale agli scritti selezionati, ma è proprio questo il punto: quanto ha senso un concorso letterario, premesso che alla fine, escluso il materiale giocoforza scadente, tra tutti gli altri lavori (almeno) buoni è solo il gusto personale di chi legge a fare la differenza?”
E questa, miei cari, era l’unica cosa che avevamo tralasciato. Chi, tra voi, ha mai prestato attenzione alla giuria, se non quando nella rosa spiccava un nome talmente illustre da essere più e più volte ripetuto nella google-ricerca? “Beh, avrete pensato, se non è il lattaio è il maniscalco, no?” Ma anche tra lattai e maniscalchi può esservi una convergenza di vedute, e se questa va nella direzione opposta alla vostra allora o siete lo spazzacamino (e quindi fate di diritto parte della giuria), oppure la vostra opera ne andrà penalizzata. Non vi resta che cambiare lavoro. Intanto però andatevi a vedere questo concorso letterario e la presentazione di Aldo Moscatelli. Almeno è onesto.
Se volete potete tentare l’esperimento della pubblicazione fai da te, lasciando i concorsi letterari a che d’affari non se ne intende.
14 ottobre 2009
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